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ALBERTO FENOGLIO

FATTI E MISFATTI NEI CASTELLI CANAVESANI

RIVARA ANTICO PAESE FORTIFICATO

Rivara sorge sulla riva destra del torrente Viana, il nome antico del borgo, Rivaria o Riparia, indica la vicinanza di una riva o ripa lungo un corso d'acqua.
Rivara ha origini molto antiche, prima del mille consisteva in un misero agglomerato di capanne; un diploma dell'Imperatore Enrico del 1014, descrive i possessi dell'Abbazia di Fruttuaria, che andavano " usque rivaria ".
Nel 1164 l'Imperatore Federico assegnava ai Marchesi del Monferrato il borgo di Rivara e le terre circostanti che venivano date in affitto ai Signori di Corio e Camagna; non passò molto tempo che i Conti di Valperga con le loro soldatesche se ne impadronirono e Guido di Guido dei Conti di Valperga fu lo stipite dell'omonimo ramo.
Signori di Rivara furono un Conte Corrado a cui seguì un Guglielmo, i Descalzo, Filippo d'Acaja, i Conti di Masino, Carlo IV, Amedeo di Savoia, i San Martino e molti altri.
Questo piccolo borgo si trovò a doversi difendere non solo dai masnadieri che nei secoli bui del medioevo pullulavano, divisi in bande e costituivano un pericolo per chi si avventurava per le malsicure strade, ma anche dai soldati francesi e spagnoli che percorsero più volte le fertili terre del Canavese.

Pianta del castello del XII secolo a Rivara distrutto dai francesi nel 1563

Nel 1563 il Duca Di Brissac, Maresciallo di Francia e Governatore del Piemonte, ordinava ai Capitani Vinca e Carlotto di occupare ad ogni costo Rivara ed i castelli.
La milizia locale e gli stessi abitanti contesero il passo alle soldatesche divise in due colonne che dopo più tentativi di penetrazione dovettero ritirarsi con perdite; sfogarono il loro insuccesso distruggendo una difesa elementare esterna abbandonata da tempo sita vicino al fiume.
Vinea e Carlotto non erano tipi da scoraggiarsi per essere stati respinti, ricorsero alle artiglierie che aprirono una breccia nelle mura, nella quale una parte dei soldati si riversò nell'abitato, l'altra prese d'assalto i castelli che dopo una breve resistenza capitolarono per l'esiguità delle guarnigioni; quello superiore durante il saccheggio prese fuoco e venne in parte danneggiato.
Dal 1500 agli inizi dell'800 il paese subì le vicende di quasi tutte le località canavesane: attraversamento di truppe straniere, rivolte. Inviato da Napoleone, si insediò nel castello Francesco Jourdan come reggente delle province subalpine, che si rese celebre per avere trasformato il castello in una piccola reggia e per la sontuosità e sfarzo delle feste che si davano periodicamente ed in occasione della visita di ospiti illustri.
Nel castello si ospitò nel 1832 la " Reale Accademia Militare " che portò animazione al paese, ma ciò che lo rese famoso, fu il noto cenacolo dei pittori sorto nel 1861 ad opera di Carlo Pittara, Federico Pastoris, Alfredo D'Andrade, Ernesto Rayper e molti altri che designarono il cenacolo " Scuola di Rivara ". 1 castelli vennero acquistati dal banchiere Ogliani e trasformati in moderne residenze, ora di proprietà della Contessa Passerin d'Entréves Arborio di Gattinara.
Le prime fortificazioni di Rivara verso l'anno 1000, risultano per lo più costituite da una semplice palizzata di tronchi d'albero infissi entro terra e rinforzata con rami in modo da formare un solido intreccio che correva attorno all'abitato mantenendo un andamento irregolare.
Nel secolo XII essendosi nel frattempo il borgo ingrandito, venne migliorata la cinta con una doppia palizzata e non esistendo un avvallamento naturale, venne scavato un fossato e la terra riportata oltre la palizzata, assicurava un rinforzo ed una resistenza all'urto dall'esterno.

Schema del castello superiore di Rivara che denota la semplicità della costruzione del XIII secolo

Verso il 1300 la doppia palizzata venne sostituita da un recinto in muratura misto di mattoni e pietre variamente squadrate più o meno legate fra loro con malta, passaggio di ronda costituito da un assito di legno sostenuto da infissi, fossato antistante.
Alla metà del 1400, il paese era chiuso nella cerchia delle sue mura che si sviluppavano verso ponente, svoltavano a mezzogiorno, dove formavano un leggero saliente, proseguivano lungo l'attuale via dei Bastioni, fino ad un mulino, svoltavano a ponente dove per la via Ripari che mostra ancora tratti delle mura, continuavano verso mezzanotte saldandosi al castello.
Alla fine del secolo XVI la cerchia delle mura era essenzialmente basata sulla protezione data dal muro al difensore contro l'attacco prossimo e diretto: l'opera fortificatoria traeva la propria difesa dalla sua solidità: ossia l'opera difendeva se stessa.
Le mura erano ridotte alla più semplice espressione, cioè a tratti più o meno rettilinei di cortina, scandita da leggeri salienti con torri, intervallati tra loro da distanze minori della gittata delle armi dell'epoca, così da permettere di colpire l'attaccante, sia frontalmente che sul fianco.
Il vecchio passaggio di ronda venne sostituito da una strada coperta ricavata alla sommità di un terrapieno che rafforzava alla base le mura e facilitava il passaggio dei difensori, la strada coperta veniva chiamata in dialetto " corseria ".
Nelle mura si aprivano varie porte, una a levante, un'altra dalla parte meridionale, detta porta Merciera, a ponente la porta detta Roida o dell'Annunziata, sulla via principale, detta anche porta Soprana, si passava per andare a Camagna, e Forno per la vecchia strada ai Crosi, la porta Regarda o porta del Ballo, un'altra porta si trovava nell'angolo sud-ovest del castello, detta porta della Peschiera, serviva per quanti dovevano recarsi a Pertusio, Valperga, Cuorgnè; tale strada venne soppressa per ampliare il parco attorno al castello inferiore.
Tutte le porte erano rafforzate da speciali torri aperte alla gola e salvo le dimensioni e i problemi particolari, quelle torri ripetevano quelle di antichi " castrum " delle quali i costruttori avevano attinto ispirazioni, concetti e pratiche esperienze.
La debolezza dei battenti, costituiva un difetto ai quali si dovette ovviare con un sistema costituito dal ponte levatoio, realizzato con un ponte di legno alto quanto la porta, che una volta sollevato isolava il passaggio; da notare che ancora nel 1828 esistevano i ponti levatoi.
Il fossato era stato allargato, approfondito e nella parte esterna correva una fitta palizzata come difesa accessoria che si univa ad uno sbarramento sulle strade di accesso al paese.
A difesa delle porte verso la fine del 1400 per consentire una maggiore tranquillità nella copertura difensiva delle entrate, vennero costruiti dei " battifolle " adatti a comandare un passaggio obbligato, erano come delle torri lignee fuori del fossato di fianco alla strada.
Con il perfezionarsi delle artiglierie queste torri non rispondevano più ai criteri della difesa, troppo appariscenti e vulnerabili, vennero sostituiti da " rivellini " triangolari che costituivano l'ampliamento esterno delle mura e oltre a difendere le porte da urti o tiri frontali, fornivano lateralmente un ottimo tiro fiancheggiante.
I " rivellini " di Rivara vennero costruiti in modo semplice, senza fossato, con pali disposti in doppia fila ed empiti di terra e sassi, la strada passava da un lato e veniva chiusa da un cancello, dall'altro si appoggiava alla palizzata esterna.
Un sistema di difesa per il paese ben organizzato, se si considera che non si trattava di una piazzaforte ed in più armato da piccole bocche da fuoco, come colubrine, falconetti, spingarde.
Come unione d'angolo delle mura si avevano delle torrette di guardia, qualcuna di forma circolare, altre quadrate, una delle maggiori superstiti, con la sopraelevazione è diventata il campanile della parrocchia.
Tratti di queste mura, abbastanza ben conservati, sono ancora visibili in piazza Vittorio Emanuele, detta anche del " Ballo ", nello spianato antistante la Canonica, in via Ripari e oltre la chiesa dell'Annunziata verso il castello.
A poca distanza dall'abitato, sorgeva su un rialzo un'opera molto antica di forma più o meno rettangolare con fossato, utilizzando la terra dello scavo per innalzare un alto rilevato protettivo.
Nell'interno si trovavano delle costruzioni in legno che servivano da alloggiamento per il presidio, il tutto sormontato da una torre con funzione di avvistamento; una " castella " o " bastida ".
Opera sorta quasi contemporaneamente al primo recinto e quindi si poteva considerare il primo embrione di castello del paese, venne distrutto durante l'assalto del 1563.
Un'altra aveva forma quadrata circondata da fosso e anche lì la terra di riporto formava uno spalto che riparava una massiccia costruzione mista di legno e terra pressata con intreccio di rami per irrobustirla, torre centrale di scolta; questa venne costruita presumibilmente verso la fine del XII secolo, segui qualche tempo dopo, una sola torre avanzata, con la base in muratura ed il rimanente in legname, pare servisse da collegamento con segnali acustici e ottici con le due opere citate ed il paese.
Attorno al XII secolo sorsero a Rivara due castelli, uno superiore e l'altro inferiore appartenenti alla casata Valperga-Rivara.
Il castello superiore è stato il primo ad essere costruito e vigilava la strada Pertusio, Valperga, Cuorgné e sorse su una piccola altura adatta a difesa.
La forma in pianta rettangolare aveva un corpo di fabbrica che si piegava ad angolo formando una elle, il resto costituito da un solido muro a cui si appoggiavano delle basse costruzioni.
Il maniero, che si poteva considerare una piccola rocca, aveva le consuete caratteristiche dell'epoca: difesa piombante fra beccatelli che sorreggevano la merlatura e piccole finestre, saettiere più che altro, ma che servivano per dare luce agli ambienti. Due torri d'angolo ed una centrale formavano un afforzamento statico e nello stesso tempo impedivano con tiri fiancheggianti un troppo avvicinamento nemico.
Per quanto naturalmente forte la posizione, si dovette comprendere che non bastava la sola difesa esercitata per due lati dalla costruzione e dal muro, quindi si costruì un recinto esterno che precingeva il castello da tutti i lati, in modo da impedire un investimento sia su un breve tratto, sia totale, in più venne scavato un fossato, leggermente più largo e profondo dal lato dell'entrata che si trovava dalla parte del muro e rafforzata da una torretta quadrata in cui si apriva l'androne, una bertesca difendeva l'ingresso e il ponte levatoio.
La torre centrale, la più alta di forma quadrangolare, costituiva un mastio, un ridotto a rifugio dei difensori del castello in caso di occupazione e dava la possibilità di dominare incontrastata su coloro che avessero tentato l'assalto.
Le varie fasi attraverso le quali il castello è passato tolgono organicità alla costruzione come ora si presenta, ma le conferiscono molteplice vitalità.
Le sue linee architettoniche e tutti gli altri elementi costruttivi, che anche oggi nonostante i rifacimenti posteriori si possono osservare, rivelano ad una accurata indagine la data approssimativa in cui venne eretto.
Questo castello conserva ancora molte tracce della sua architettura antica, le torri d'angolo e quella centrale merlata, delle finestre gotiche; sparito il fossato e la cortina esterna.
L'architetto D'Andrade dopo un accurato studio, basandosi sulla sua esperienza come restauratore di antichi manieri, riuscì a portarlo quasi alla forma originale, tenendo conto che nell'incendio del 1563 molti piani e pareti divisorie erano crollate, alterando in seguito con inadatti lavori l'interno, mentre all'esterno l'incuria degli uomini aiutata dalle intemperie, compieva una metodica demolizione della cinta e contribuiva alla sparizione del fossato.
Durante i lavori di restauro si trovarono nel sottosuolo degli scheletri, forse soldati francesi o spagnoli seppelliti affrettatamente sul posto dopo l'assalto del 1563, un pozzo molto profondo con sul fondo fra acqua stagnante delle ossa umane, resti di infelici precipitati per qualche oscura vendetta. Vennero anche alla luce delle celle, quasi completamente buie poiché esisteva una sola apertura nella massiccia porta; infisse nei muri delle grosse catene che documentavano la ferocia dei secoli passati.

Pianta del castello inferiore di Rivara nel XVI secolo, a quell'epoca le torri erano in parte crollate rimaneva intera quella quadrata

Il castello inferiore venne costruito una decina di anni dopo, aveva forma quadrata, composto del piano terreno e del primo, con un torrione e piccole torri d'angolo, più che un castello aveva l'apparenza di un palazzo fortificato.
A difesa si aveva il fossato con una bassa cinta in muratura che lasciava uno spazio abbastanza largo prima di arrivare alle mura del castello.
Questo palazzo fortificato subì profondi mutamenti con il passare dei secoli, il fossato venne colmato, la cinta abbattuta, nel 1835 venne aggiunta un'ala verso nord, portando la forma in pianta ad un rettangolo cosicché il torrione venne a trovarsi al centro e abbassato a livello della copertura.
La facciata venne completamente rifatta con una eleganza e bellezza di semplice forma adatta per palazzo residenziale, non disgiunta da una severità di stile con una composizione architettonica provvista di pochi particolari artistici nobili, ornamentazione sobria ed armoniosa.
Il tutto trova rispondenza e completamento nell'ampiezza e ariosità dello spazio retrostante e del magnifico giardino che fa da sfondo riposante e accogliente.
Sarebbe vano cercare sulle pareti degli interni, pitture murali esistenti attorno ai secoli XV e XVI, poiché gli adattamenti e ammodernamenti per nuove esigenze, hanno profondamente trasformato l'interno e l'intonaco ha contribuito a cancellare e distruggere molte vestigia antiche.

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