Piemonte Paese per Paese

RIVARA

Provincia di Torino
Abitanti 2515
Superficie kmq 12,41
Altitudine m 392


Un feudo dei Valperga

"Nel Canavese c'è un paesetto ridente: lo domina la massa bianca del castello e a tergo gli stanno le prime falde alpine. Un torrente li gira d'attorno: e presso al torrente sorride la verde egloga dei prati e dei boschi", così Giovanni Camerana, nel 1872 descriveva il piccolo borgo. Quella natura dolce e romantica si anima di un fascino lugubre se pensiamo che gli stessi prati e le folte boscaglie avevano ospitato i "balli delle streghe". La leggenda, ricca di agghiaccianti storie che vedono le masche volare di notte al banchetto in onore del diavolo, si contrappone ad una realtà altrettanto cruenta, dominata da pregiudizi e superstizioni; documentati sono infatti i processi - famoso quello tenutosi nel castello di Rivara durante il 1474- le torture e le persecuzioni delle streghe L'antica Rivaira, nome che designerebbe la nascita di un nucleo abitativo in posizione elevata e lungo una riva - quella del torrente Viana apparteneva ai possessi dell'Abbazia di Fruttuaria, come è ricordato nel diploma dell'imperatore Enrico, dell'anno 1014. Insieme ad altri paesi, fin dal 1020, fu feudo dei conte Emerico, probabile discendente dei longobardi. Ma esercitarono giurisdizione sul territorio anche i marchesi del Monferrato e i conti Valperga di Rivara; i primi ebbero conferma dell'investitura nel 1163 dall'imperatore Federico, mentre i secondi ottennero il titolo verso il 1220 e lo mantennero sino all'estinzione della casata, nel 1793.

La fortezza dei Castelvecchio, sull'omonima collina.

All'inizio del Trecento nel Canavese prevalse la casa sabauda, che offriva ai conti Valperga-Rivara di estendere i propri possedimenti sulle terre dei luogo Nel XIV secolo durante gli scontri tra i conti Valperga e quelli di San Martino gran parte del paese e il castello di Rivara furono incendiati e distrutti ma subito dopo la fortezza valperghiana fu ricostruita e il borgo fu dotato di mura di difesa, oggi individuabili a tratti. Ulteriori distruzioni al maniero furono apportate dalle truppe francesi e spagnole tra Cinque e Seicento.

Alla peste e agli incendi. di cui si ricorda quello delle soldatesche francesi del 1626 che distrusse una parte del paese, seguì un periodo di tranquillità politica; infatti. con il trattato di Cherasco, il duca di Savoia prendeva definitivamente possesso di tutte le terre canavesane soggette ai marchesi di Monferrato, tra cui Rivara.


I castelli

Su di un'altura in posizione strategica, sorse verso la metà del XII secolo la fortezza dei Castelvecchio, da cui la collina prende il nome. Si tratta di un edificio che pur conservando l'originaria struttura, è stato più volte trasformato così come emerge osservando la muratura attualmente a vista, in cui ciottoli disposti a lisca di pesce si alternano a parti in laterizio. Anche i tamponamenti alle ariose finestre gotiche testimoniano gli interventi di rinnovamento al Castelvecchio. Tali aperture sono infatti bene individuabili per la presenza di cornici con motivi geometrici o di formelle in cotto, sia con soggetti vegetali che antropomorfi. Altro aspetto interessante della eterogenea varietà nell'arte medioevale è rappresentato dalle forme delle finestre, che in alcuni casi costituivano un richiamo visivo della ricchezza e potenza dei proprietario; a Rivara alcune aperture erano rettangolari, altre sovrastate da archi gotici.

L'ingresso al Castelvecchio è sottolineato da un leggero avancorpo centrale. Quest'ultima struttura fu costruita a sostegno dì un balcone ed è preceduta da una semplice scalinata. Si tratta probabilmente di un intervento contemporaneo alle sopraelevazioni delle due torrette d'angolo e all'apertura delle finestre, di uguali dimensioni e di forma rettangolare, nelle facciate del palazzo; lavori che avevano l'intento di restaurare la fortezza medioevale per adeguarla a nuovi canoni compositivi che ricercavano negli edifici regolarità e simmetria. La semplicità dell'esterno si ritrova anche negli interni che sono in prevalenza pavimentati con quadrelle in cotto e coperti con soffitti lignei. Tutti gli ambienti ruotano intorno al piccolo e caratteristico cortile centrale; su di esso si affacciano un elegante vano scala e un'alta torre. Questa e oggi coronata da merli alla ghibellina, che pare siano stati riportati alla luce in seguito ai restauri dell'architetto Alfredo D'Andrade, verso la fine dell'Ottocento. Lo stesso personaggio, insieme a una schiera di amici che si riunivano proprio nel castello, ospiti del banchiere Ogliani, è autore delle poche decorazioni del Castelvecchio. L'animo gioioso dei gruppo di artisti è percepibile nella volta del piccolo studio di Carlo Pittara (cognato dell'Ogliani), collocato in una torretta d'angolo dei primo piano.

Una veduta d'insieme dei due castelli di Rivara.

La volta, su fondo blu, è decorata con ricchi stucchi che circondano riquadri rettangolari e ovali; esperti pennelli hanno delineato in colore nero svelte figurine animali e autoritratti; gli autori hanno inoltre datato e firmato il loro lavoro, (1871-1872, Benison, Cuglierero, D'Andrade, Ghisolfi, Pastoris, Pittara, Rayper, Rocca, Rossano).

Lo spirito burlesco e spensierato della compagnia di artisti è ancora evidente nella riproduzione di due stemmi che decorano un'altra sala dei Castelvecchio. La rappresentazione dei simboli araldici è in chiave ironica, come la bottiglia di "Vermut China" o la corona che cinge un elmo e da cui spuntano piume di pavone; inoltre un cartiglio riproduce il motto "Ripa Ara Semper Ara Laetitiae et Artium". Di fronte all'ingresso del Castelvecchio, in posizione inferiore, vi è il cosiddetto Castello Nuovo. Si tratta di un maniero di epoca medioevale, restaurato verso la fine Ottocento dall'architetto Alfredo D'Andrade. Un tempo, come risulta in un consegnamento del 1588, il Castello inferiore o Nuovo era protetto da mura, torri, fossati, fortilizi ed era circondato da vie pubbliche; i due castelli si affacciavano su una piazza, ora occupata da una parte del parco, presso lo spazio comune si trovavano le stalle col relativo cortile e la Cappella di Sant'Antonio. Oggi Ia parte meno rimaneggiata dell'antico Castello inferiore è costituita dalla torre circolare tra i due bracci della costruzione questo settore dell'edificio, all'interno è ancora possibile vedere tracce di affreschi, forse quattrocenteschi. La medesima torre e l'ala ovest del Castello Nuovo furono restaurate da Alfredo D'Andrade riproponendo l'architettura medioevale: l'intervento di ricostruzione filologica interessò soprattutto il prospetto con la realizzazione del portico e del soprastante loggiato. Il D'Andrade aggiunse inoltre il corpo d'angolo e sperimentò un considerevole repertorio di aperture tutte diverse per forma, dimensione e decorazione. Il resto dell'originario maniero medioevale fu trasformato in residenza barocca. Il prospetto verso il borgo divenne la facciata di rappresentanza: dopo avere percorso una lunga scalinata con balaustre in terracotta invetriata, si raggiungeva una terrazza e, varcata la soglia, si ammirava lo scalone abbellito da affreschi. Qui, come nel salone dei piano, architetture dipinte su pareti e soffitto incorniciano paesaggi, giardini, il cielo e le nuvole: affreschi realizzati da esperti pittori e che ricordano quelli di fine Settecento. Vi sono poi alcune decorazioni particolarmente delicate con soggetti floreali e animali, come ad esempio nelle sovrapporte a sfondo bianco in cui risaltano, per i colori vivaci, pappagalli, uccelli esotici e fiori di varie specie. Simili soggetti si ritrovano affrescati in un'altra stanza, abbellita da un camino in marmo e con decorazioni a nastri blu (sulle porte in legno sono rifatte differenti fasi della vita di leggiadri passerotti: dal corteggiamento alla preparazione del nido, dalla cova alla cura dei piccoli fino al primo volo).

Oggi il visitatore, anziché accedere dall'antica scalinata, giunge al Castello dopo avere percorso i sentieri del parco all'inglese. Di fronte a un grande spiazzo erboso si ammira l'altro prospetto neobarocco; la lunga e piatta facciata è delimitata da due brevi ali, in cui risaltano stucchi e colonne, chiuse entro dadi, a sostegno dei balconi. Il piano terra a bugnato funge da basamento per la parte superiore, in cui sono dipinti i timpani e le cornici delle finestre. Siccome tali affreschi sono ormai quasi del tutto scomparsi, non esiste più equilibrio con la decorazione centrale, che conserva ancora ricchi stucchi, sculture, cornici e varie modanature; questa parte dell'edificio è ulteriormente in evidenza perché preceduta da una monumentale e simmetrica scalinata, che conduce al piano nobile. Dopo l'estinzione della casata Valperga Rivara (1793) i castelli, da tempo considerati come un'unica struttura, divennero proprietà del Demanio mentre il mobilio fu ereditato dalle figlie dell'ultimo conte. Durante il periodo francese il complesso venne abitato dal generale

La facciata principale e una sala dei Castello Nuovo di Rivara adibita ad esposizioni d'arte.
Jourdan, amministratore e governatore del Piemonte; questi abbellì gli ambienti con i mobili provenienti dalla residenza di Agliè; ma con la Restaurazione, nel 1820, buona parte degli arredi fu trasferita al Castello di Moncalieri, mentre alcuni saloni del palazzo di Rivara vennero convertiti in granai.

Dopo ulteriori passaggi di proprietà l'intero complesso fu acquistato dal banchiere Ogliani, che affidò, come abbiamo già accennato, i restauri all'architetto Alfredo D'Andrade. Quest'ultimo, oltre ad occuparsi dei due castelli, fece interventi anche sui locali annessi, come ad esempio la tettoia per il ricovero delle carrozze e le scuderie.

Gli edifici sono ora proprietà di una cooperativa che promuove iniziative culturali incentrate soprattutto sull'arte d'avanguardia. Tra le attività della cooperativa vi è quella di ospitare vari artisti, tanto che un'ala della residenza barocca è stata arredata allo scopo; durante tali soggiorni gli artisti compongono le loro opere, che poi espongono e in alcuni casi regalano al Castello. Si sta formando così un patrimonio rilevante ed unico per il Canavese; come dimostra il fatto che a Rivara, da oltre una decina d'anni, si allestiscono mostre in cui non solo si espongono note opere d'avanguardia in ambito internazionale ma vengono presentati anche i giovani più promettenti. Tra gli artisti che hanno esposto negli ultimi anni le loro opere ricordiamo: Jürgen Drescher, Larry Johnson, Paul McCarthy, Luigi Ottani, Raymond Pettibon, Lari Pittman, Hermann Pitz, Charles Ray, Paul Thek, Oliviero Toscani, Jeffrey Vallance.


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