STORIE DI
CASA NOSTRA
Rivara, Rinasce
un vero gioiello
dell'architettura
Un nuovo "sogno" a Villa Colli
Gli attuali proprietari: sarà sede di una biblioteca dell'Arte Moderna
Renata Anna Chiono, attuale proprietaria, con il marito, di Villa Colli a Rivara, ci racconta questa bella storia sullo storico edificio: "E' la storia - scrive - di una villa, dei suoi proprietari, del sogno che la ispirò, dei suoi progettisti, del suo recupero".

Questa è la storia della Villa Colli a Rivara. Una casa qui ancora poco conosciuta che si connota nell'ambito di un paesaggio di colline un tempo felicemente accostate a filari di viti che, piano piano, stanno scomparendo, per lasciare posto a boschi talvolta incolti, ma che forse, proprio per questo, favoriscono ancora la vita di piccoli e grandi animali che qui continuano a vivere e ad esistere.
La villa è una bella costruzione, più volte pubblicata e più volte studiata da appassionati e studiosi italiani ed europei, che viene edificata agli inizi del Novecento per volere del Signor Colli, personaggio di grande importanza e di spicco negli ambienti de "La Stampa" di Torino.
Il sogno è quello di costruire in Canavese qualcosa di unico, qualcosa che, nel tempo, "resterà". Ne viene deciso l'affidamento architettonico a due fra i più importanti nomi dell'architettura italiana: Giuseppe Pagano Pogatschnig, istriano, e Gino Levi Montalcini, torinese, fratello del Premio Nobel, Rita.
La casa viene progettata e fedelmente costruita, sotto la guida dei due progettisti, in stile Bauhaus. Il parco, che è uno dei più precoci esempi di giardini dell'epoca, viene disegnato dagli stessi architetti e, nella sua semplice ma sontuosa bellezza, resiste ancora oggi, nella sua originale forma, alle insidie del tempo, anzi, proprio il tempo ha modellato alberi meravigliosi e centenari che, nella grandiosità delle loro chiome, racchiudono nidi di cuculi, gufi e coloratissimi piumati.
Il progetto ha subito un nome: "Cottage nel Canavese", la villa si chiamerà poi, e si chiama ancora, Villa Colli.
Gli anni trascorrono, e viene decisa la vendita della villa da parte della famiglia che, per anni, l'aveva conservata. La saggezza di questa famiglia sta nel non disfarsi della casa senza pensare alle conseguenze che avrebbe potuto avere la sua cessione, ma nel trovare un acquirente che ne comprenda il vero significato architettonico e ne voglia continuare la conservazione.
Così è.
Nel 1999 la villa viene acquistata dagli attuali proprietari che ne dispongono, dopo studi e ricerche,

un restauro conservativo, dove ogni cosa viene attentamente valutata e riportata all'originale splendore.
Il colore delle pareti interne e dei soffitti, le luci, le lampade giunte da Berlino, i lucernari, le grandi finestre che rompevano gli schemi, all'epoca della loro costruzione, fra ciò che era stata l'architettura del "prima" e quella dell"'attuale", i vetri lavorati a mano, così sottili da sembrare di carta velina, i pavimenti, il sontuoso scalone centrale, la grande hall, la balconata interna, i mobili ed i bagni, con le belle rubinetterie in bronzo nichelato e gli arredi inglesi: tutto deve restare inalterato.
Il parco, già perfettamente conservato, continua ad essere oggetto di cure e manutenzione La villa, riaperta, può finalmente ospitare visitatori e studiosi.
Nel 2002 giunge qui la famiglia Levi Montalcini, accompagnata da una delegazione della Società degli Ingegneri e degli Architetti, gloriosa Società fondata nella metà dell'Ottocento e tuttora operante in Torino.
Si interessano alla villa personaggi famosi nel mondo dell'architettura grandi progettisti e scrittori. La Villa Colli rinasce. Si tengono incontri e gli attuali proprietari decidono affinché abbia qui sede una biblioteca dell'Arte Moderna, unica, nel suo genere, in Canavese. Molti incoraggiamenti giungono da più parti, dall'Italia e dall'estero, affinché il sogno ' ancora una volta, si realizzi, Così come, nel lontano 1928, si era realizzato quello di veder sorgere questo edificio così lontano dagli schemi delle case di allora...
E' una storia che dura quasi da ottant'anni. Una bella storia. Vale la pena precisare che tutto quanto è stato fatto per la Villa Colli, in Villa Colli, non è costato (e non costerà) neppure una lira all'amministrazione pubblica. Senza spese, perciò, da parte pubblica, è stato riportato al suo primario splendore qualcosa che servirà ed è già servito a far conoscere il paese, a portare qui una reale cultura fatta di grandi personaggi e di grandi nomi. Senza troppe promesse, senza pubblicità, la villa ha continuato a creare occasioni di bellissimi incontri ad alto livello. C'è ancora tanto da raccontare, episodi ed avvenimenti che hanno visto la villa come protagonista.

Nella foto sopra il titolo, Villa Colli a Rivara in una cartolina illustrata del 1939; qui a fianco, la grande hall e la balconata interna; nelle due foto
sotto, da sinistra, l'ingresso e il retro della villa

I PROGETTISTI
Architetti di fama mondiale
Qualche nota biografica sui progettisti della villa:
Giuseppe Pagano Pogatschnig nasce a Parenzo (Istria) nel 1896. Volontario nella Grande Guerra, si laurea in architettura a Torino nel 1924. Nel 1928 dirige l'Ufficio Tecnico dell'Esposizione internazionale e dal 1926 al 1931 ha una collaborazione strettissima con Gino Levi Montalcini, con il quale progetta il palazzo Gualino, casa Boasso, il Padiglione italiano per l'esposizione internazionale e altri lavori. Nel 1931, Pagano segue a Milano Edoardo Persico, suo grande amico, con il quale dirige Casabella. L'ultima sua opera è l'Edificio per la Bocconi a Milano. Volontario anche nella II Guerra Mondiale, entra in contatto con il movimento clandestino e nel 1943 è tra coloro che organizzano la Resistenza. Nel 1944 viene arrestato e deportato a Mathausen dove muore nell'aprile dell'anno dopo.

Gino Levi Montalcini: nasce a Milano nel 1902. Si laurea a Torino nel 1925. Dal 1928 al 1939, con Pagano, disegna i primi edifici razionalisti. Partecipa al Gruppo MIAR. Pubblica su Casabella e Domus partecipando alle Triennali ed ai maggiori concorsi europei e nazionali. Perseguitato da leggi razziali, si rifugia a Firenze. Dopo la guerra è membro dell'APAO. Docente universitario a Palermo, Padova, Torino, partecipa a molti concorsi, vincendo quello per la nuova sede dell'Università di Torino. La partecipazione all'intenso momento di fervore culturale che fa di Torino, sullo scorcio degli anni Venti, "la città più Europea", e in particolare la collaborazione con Pagano, tra il'28 ed il '30, segnano profondamente l'orientamento in senso moderno di Gino Levi Montalcini, contraddistinto da una puntigliosa qualità del progetto e dall'onestà intellettuale del mestiere come risposta alla crisi dei valori. Muore a Torino nel 1974.

Così come grandi protagonisti della nostra storia hanno trascorso fra queste mura pomeriggi di tranquille domeniche andate. Il filosofo Giorgio Colli che qui ha studiato e scritto. Persone un po' speciali che qui hanno vissuto. Qui vi sono i ricordi di tanta gente del paese. Di qui è passata la guerra con le sue brutture, lasciando segni indelebili, che è bene non cancellare del tutto. Qualche scritta su una porta, rinvenuta durante i lavori di restauro, qualche scarabocchio in cui si può intravedere un sinistro disegno. Fanno parte dei misteri che alimentano i nostri sogni.
E' stata solo la passione che ci ha portati fino qui. Bisogna ancora lavorare per la biblioteca, bisogna lavorare per i futuri incontri, bisogna soprattutto lavorare per la salvaguardia di questa casa.
Ciò che verrà sarà ancora per amore del bello e dell'arte.

Renata Anna Chiono